AREZZO

Arezzo dista circa 120 km dall’Agriturismo I Pitti e si può raggiungere prendendo l’autostrada A11 in direzione Firenze e poi proseguendo sulla A1 in direzione Roma. Ci vuole circa un’ora e un quarto.

Con la sua particolare posizione, alla confluenza di tre vallate (Casentino, Valdarno Superiore e Val di Chiana) Arezzo è da sempre un crocevia fondamentale per gli spostamenti sull’asse nord-sud e in direzione della Val Tiberina, verso est. Le tracce del passaggio e dell’insediamento dell’uomo sono infatti antichissime: dal ritrovamento del cosiddetto “Uomo dell’Olmo”, risalente al paleolitico, alla fiorente civiltà etrusca che nei secoli ha lasciato tangibili segni del suo splendore artistico (su tutti la celeberrima Chimera), fino alla dominazione romana e, soprattutto, al medioevo, che vide l’affermazione, con l’insediamento del Console nel 1098, del libero Comune (libertà destinata a terminare nel 1289, con la sconfitta contro fiorentini e senesi nella famosa battaglia di Campaldino). Ma lo splendore medievale e rinascimentale non ha abbandonato le pietre che, come tante pagine di un libro scritto da un numero infinito di mani, sono ancora lì al loro posto, a raccontare le gesta di una città di artisti (grande rilevanza hanno l’oreficeria e l’antiquariato, del quale ogni prima domenica  del mese si svolge un’importantissima fiera) e letterati, tra i quali spiccano Francesco Petrarca, Guittone d’Arezzo, Pietro Aretino e l’architetto-biografo Giorgio Vasari. Così, basta soffermarsi ad ammirare le facciate della Cattedrale gotica, al cui interno si trova il sepolcro di Papa Gregorio X, la Basilica di San Francesco e la Leggenda della Vera Croce di Piero della Francesca, recentemente restaurata, custodita nella Cappella Bacci, la Chiesa di San Domenico e il Crocifisso ligneo di Cimabue esposto al suo interno, per ritrovare tutta l’armonia e lo splendore di un tempo che qui non sembra poi tanto lontano. Recatevi poi al museo archeologico e all’anfiteatro romano: potrete avvertire con stupefacente nettezza la “presenza” di un’antichità che ha conservato, insieme alla sua magnificenza, tutto il senso di fascinazione che doveva esercitare già prima di farsi storia. Infine, non può mancare un breve pellegrinaggio laico alla casa del Petrarca, che per le stesse strade che percorrete oggi, andava sognando la sua Laura in forma di endecasillabi. Vi invitiamo anzi a perdervi per quelle strade traboccanti di secolari ricordi, magari sprovvisti di guide e cartine: non ve n’è alcun bisogno, poiché saranno le stesse pietre a raccontarvi le mille storie che hanno assorbito nel tempo e che volentieri trasudano a beneficio di viandanti e visitatori, in una sorta di miracolosa fotosintesi minerale.

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